
Luigi Tuccillo
Uno spazio dove sono contenuti gli articoli e le poesie che scrivo durante il corso della mia vita anomala.

Un episodio accaduto in classe mia qualche giorno fa durante l’ora di Religione mi ha indotto ad aprire e ad affrontare un argomento abbastanza delicato, con l’intenzione di chiuderlo definitivamente (non si noti la superbia che traspare da quest’ultima affermazione). Al giorno d’oggi sono tanti i temi di cui si parla spesso e volentieri; non di rado ci si imbatte in una conversazione che comprenda queste espressioni, in misura più o meno maggiore: «Hai saputo chi è stato eliminato dalla Casa?»; «Non aspetto altro che vedere la prima puntata dell’Isola dei Famosi!» ; «Come ti invidio, quanto vorrei avere anch’io quella felpa firmata!», ecc. Ebbene, l’elenco di queste “serissime riflessioni”, che la gran parte della società si pone, sarebbe realmente infinito; per dirla breve, non basterebbe neppure un rotolone Regina per contenerlo. Ma se realmente ognuno di noi si sforzasse un po’ ad attivare quelle potenziali funzioni proprie dei neuroni (ammesso e non concesso che non siano troppo occupati nel trasmettere informazioni sull’ultima acconciatura di Moira Orfei piuttosto che sulla scarpe del nuovo tronista di Uomini&Donne), la domanda sorgerebbe spontanea, forse quasi banale: “Ma nella nostra società conta maggiormente essere o apparire?”. Come risaputo, non sono il primo né l’ultimo (e qui sottolineo il carattere utopistico del mio iniziale proposito) a porsi quest’arduo quesito. Posso parlare, ad esempio, di colei che rimarrà per me la più grande poetessa italiana del Novecento, Alda Merini, che in una puntata dell’ormai famosissimo “Chiambretti Night” ha affrontato quest’argomento, con la capacità che solo i filosofi e i poeti possiedono: quella di compiere una sorta di astrazione dalla realtà, uno straniamento che li pone, come direbbe la buon’anima di Spinoza, “sub specie aeternitatis”, in uno stato che li rende in grado di guardare con obiettività il mondo che pur li circonda, ma del quale non fanno parte. Lungi dal considerarmi fornito di quei requisiti di cui tanto si sono vantati personaggi quali Cicerone o, saltando un bel po’ di secoli e kilometri, Dante o Ariosto, voglio esprimere la mia umile e modesta opinione che, non sbaglio azzardare, sarà certamente condivisa da molti. Come ho scritto inizialmente, animato da quell’impeto quasi megalomane che alcuni chiamano Musa e altri “eroico furore”, i valori su cui si basa oggi la nostra società, e in particolar modo la mia generazione, sono ben altri. Con questo non ho intenzione di fare di tutta l’erba un fascio, anzi coloro (e sono pochissimi) che sopravvivono a questa spietata mattanza compiuta da un oscurantismo mentale, meglio noto come ignoranza (intendendo con questo termine l’accezione più negativa che esso possa assumere), ne escono con maggiore dignità, più di quanta gli stessi possano pensare di averne. Diametralmente opposto è l’atteggiamento di alcune vere e proprie nullità, che, a differenza dei primi, ridono sulle proprie demenze mentali, quasi vantandosi della loro mancanza di valori, quali lealtà o compassione. E così, mentre scrivo, il professore di letteratura inglese descrive la figura del letterato romantico Byron e un po’ identifico questi “grand’uomini” con il famoso personaggio byroniano “Don Juan”, il quale altro non faceva che esaltare le sue “sexual prowess” (prodezze sessuali), sicuramente – deduco – per attirare l’attenzione verso altri organi, che non siano il cervello. O il cuore. Ebbene, non di rado mi capita di assistere alle conversazioni sopra accennate e non di rado penso “Ma cosa ci troveranno di così’ interessante? Non sarebbe meglio se imparassero qualcosina in più su Sallustio, Seneca ma anche su quella che è la vita reale, al di là di queste baggianate?”. Non ho mai trovato una risposta soddisfacente. La situazione si complica e diviene perfino drammatica se pensiamo che chi andrà a costituire la società del futuro non sarà un giovane Che Guevara o un piccolo Garibaldi ( che di ideali ne avevano eccome!), ma il tipo che incontri ogni mattina a scuola o per strada, che inserisce una bestemmia in ogni frase, per il gusto di essere considerato “figo” o quello che non vede oltre il proprio naso e che fa tutto per trarne personale vantaggio. Dove sono i valori che tanto venivano esaltati da poeti, letterati e storici di un tempo? Il rispetto, la cortesia, l’onestà e ultima ma non per importanza l’amicizia, quella vera, quella con la “a” maiuscola? Chi di noi non se lo chiede, mentre magari guarda l’ultima puntata de “La Fattoria” e gode del litigio di due oche, non riferendomi naturalmente alle povere bestiole? La risposta sta lì. Sono stati del tutto risucchiati da falsi esempi, che a loro volta ne hanno riproposti altri. E si parla, quindi, di jeans all’ultima moda (non li hai? Poveretto!), di acconciature da sballo, vengono proposti modelli da seguire che non sono più gli eroi di una volta, ne ho nominato qualcuno, non è più, cristianamente parlando, il Santo o la Santa o, sopra tutti, il Cristo, ma chi? Il vincitore del Grande Fratello, la nuova e trendyssima corteggiatrice di Uomini&Donne, perfino il ragazzo bestemmiatore citato in precedenza, che a sua volta diventa cattivo esempio per chi, come lui, non avendo una propria personalità, cerca a tutti i costi di rivestirne una, buona o meno che sia. Il motivo? Essere accettato. Essere accettato da questa società, che, a meno che non si prendano i dovuti provvedimenti (una bomba su Cinecittà?), altro non fa che presentare valori ed esempi sbagliati, in un circolo vizioso dal quale è difficile uscire.
Un po’ di numeri
Il crescente interesse nei confronti di una delle cause di morte più rilevanti nella nostra società ha portato le Nazioni Unite a proclamare la terza domenica del mese di novembre di ogni anno come “Giornata Internazionale in Memoria delle Vittime del Traffico Stradale”. In Europa, il numero delle vittime a causa degli incidenti stradali è in continua riduzione; nel 2008 si è registrato un calo dell’8,5% rispetto all’anno precedente. Nonostante questi risultati positivi, il numero resta tuttavia abbastanza elevato: l’Unione Europea si era prefissata come obiettivo per il 2010 l’abbassamento alla metà delle vittime rispetto al 2001, anno record in cui i morti furono ben 54.400, e per raggiungere questo risultato è necessario un calo medio annuo del 7,4%, mentre finora si è registrata una percentuale del 4,4%. L’Italia, tuttavia, risulta essere uno dei Paesi europei più “virtuosi”, in quanto si stima che dal 2001 al 2008 i morti sulle strade siano diminuiti di oltre il 30%. Altre nazioni che hanno riportato importanti miglioramenti sono il Lussemburgo, la Francia e il Portogallo con una riduzione del 47%, quasi la metà delle vittime, seguiti dalla Spagna (-43%) e dalla Germania (-36%). Le strade d’Europa più sicure rimangono, comunque, quelle di Svezia, Olanda e Gran Bretagna dove i morti a causa di incidenti stradali sono solo cinquanta per ogni milione di abitanti.
Le cause: i giovani e l’uso di alcol e droghe
Come è stato già riferito, il numero delle vittime rimane alto; si tratta di una vera e propria emergenza, per la quale è importante trovare una soluzione al più presto. L’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) definisce i traumi subiti sulla strada come la prima causa di morte sotto i 40 anni nei paesi industrializzati, tra cui il nostro Paese. In uno degli ultimi week-end, periodo in cui solitamente si riscontra la maggior quantità di incidenti stradali, in Italia sono stati contati ventuno morti, dei quali dieci non superavano i trent’anni di età. Ogni anno, i disastri sulle strade italiane provocano mediamente circa ottomila decessi e centosettanta ricoveri ospedalieri. La fascia più colpita è proprio quella tra i venticinque e i trentaquattro anni d’età. Il 30% degli incidenti stradali mortali è derivato dalla perdita di controllo del veicolo da parte del conducente, spesso in stato di ebbrezza. E’ importante comprendere che la soluzione al problema della sicurezza stradale non è data solo dalla messa in sicurezza delle nostre strade, molte delle quali realmente in cattivo stato, ma bisogna soprattutto focalizzare l’attenzione dell’opinione pubblica su questi tragici episodi e fornire un’adeguata educazione alla guida. Se quindi si rispettassero quelle che sono considerate regole elementari e forse anche banali, come mantenere la velocità entro i limiti imposti, non mettersi alla guida se sotto l’effetto dell’alcol o di sostanze stupefacenti, dare le dovute precedenze, i morti sarebbero certamente molto meno.
Alcune possibili soluzioni e l’impegno dell’Onu
Di fronte a dati che ammettono l’esistenza di un problema assolutamente non trascurabile, sono nate numerose campagne di prevenzione e sensibilizzazione: video che illustrano le conseguenze di un incidente stradale, personaggi famosi che consigliano la guida sicura e indicano l’importanza di una maggior presa di coscienza sul problema, perfino gruppi creati appositamente su Internet, presso il social network Facebook, che raccolgono membri e spediscono prontamente, tramite posta elettronica, dati e informazioni riguardanti la sicurezza stradale. L’obiettivo principale è promuovere la salute e la consapevolezza nei contesti dei divertimenti notturni e di aggregazione giovanile. Anche lo Stato italiano si è opportunamente mobilitato per diminuire il rischio di tragedie sulle strade, attivando dispositivi di prevenzione e di vigilanza e impiegando, in totale, 37.363 pattuglie di polizia stradale e carabinieri, un numero da non svalutare. Sono stati, inoltre, più di tredici mila i conducenti controllati con etilometri per verificarne le condizioni psico-fisiche durante la guida, più di trentadue mila i punti detratti dalle patenti e circa duemila le patenti di guida e le carte di circolazione ritirate.
Ed è proprio per ridurre il tragico costo delle morti e delle lesioni sulle strade di tutto il mondo, che l’Onu ha organizzato a Mosca per il prossimo 16 novembre una conferenza ministeriale mondiale, che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite definisce “un’occasione storica per migliorare la salute pubblica a livello globale”. Uno degli obiettivi di questo incontro sarà creare una sorta di alto commissariato con il compito di acquisire informazioni dettagliate e di realizzare un elenco di pratiche da suggerire a tutti gli Stati, cercando, così, una soluzione condivisa che valga per tutti. Si tratta, in conclusione, di un evento di estrema importanza, che secondo l’Onu rappresenterà per tutto la Terra “un’opportunità per ricordare milioni di persone che sono rimaste uccise in incidenti stradali ... per mostrare solidarietà nei confronti di coloro che vivono con disabilità o con lesioni dovute ad incidenti stradali; e per richiamare l’attenzione ad un maggior sostegno per i familiari delle vittime che devono sopravvivere con il dolore; che sono alla ricerca di capire le cause e i motivi della morte del proprio caro, che chiedono giustizia e assunzione di responsabilità da parte di coloro che ne sono i responsabili”.
Luigi Tuccillo

E’ in quegli occhi afflitti
che accogliesti la Vergine,
nel sussulto che ancora oggi
di te fa parlare, Natuzza,
spoglia d’agi e di mezzi,
tutta pura.
Non t’era greve il sangue,
o Soglia aperta al Cristo,
per i chiodi e il divin Legno
sulle membra fiacche
e d’acerba vecchiezza.
Ed in quei cenni sobri
agreste eletta madre
anch’io vedo la Luce
che balena nel tuo seno.
Beata. Donna. Amica.
Sei morta agli occhi
che Iddio chiude al Cielo,
ma la pace ormai ti colma
e nel sonno ci guardi, Santa.
(L.Tuccillo)
